Ancora a fase alterne le relazioni sindacali con Jindal

Comunicato a firma del delegato RSU UILTEC – Fabio Carella e del Segretario Generale Territoriale Uiltec Brindisi Carlo Perrucci

Cari colleghi,
risale a Giugno di quest’anno l’ultima comunicazione ufficiale della Direzione Aziendale alla RSU in cui ufficializzava il buon esito del progetto d’investimento alla Regione Puglia. Dopo l’invito in Confindustria, le preoccupazioni sullo stallo in Regione del progetto presentato ed i diversi solleciti pervenutici ad intervenire su più fronti… il silenzio tombale. A parte un incontro sulla condivisione delle direttive sul green pass, la D.A. non ha ritenuto necessario interloquire con la RSU? (sicuramente non con la Uiltec) nonostante le tante questioni che meriterebbero di essere affrontate. L’attenzione mostrata da questa D.A. a coinvolgere tutte le parti sociali finalizzata al raggiungimento del finanziamento negli interessi della proprietà ( e di conseguenza di noi tutti lavoratori), è pari all’indifferenza mostrata a recepire il malessere che cresce e penalizza i lavoratori (e di conseguenza la proprietà).


La visita al nostro stabilimento dei vertici europei, se non nascosta, non è stata nemmeno resa pubblica. Non è stata informata né convocata la RSU? (almeno non la Uiltec): sarebbe stata una buona occasione per interloquire direttamente con la proprietà ed eventualmente avanzare qualche legittima richiesta. Basti pensare che abbiamo conosciuto il nome del nuovo progetto (“Horizon”) dal comunicato stampa inviatoci dalla D.A..


In nessuna realtà industriale in cui aumentano le linee di produzione, cresce il numero dei dipendenti, crescono i volumi, i fatturati e gli utili, accade che diminuisca il benessere dei dipendenti: reparti sempre più sporchi e disordinati, carichi di lavoro sempre maggiori, continui infortuni che se fortunatamente non gravi, rappresentano un campanello di allarme che nessuno sembra cogliere; nessuna organizzazione del lavoro, linee di produzione dichiarate ferme ma in produzione, flessibilità improvvisata, carenza di personale, sono solo alcuni elementi che rendono fertile il terreno del malessere. Per non tornare sull’annosa questione della gestione delle ferie, dei Rol, delle categorie, di lavoratori che ormai da diversi anni fanno parte integrante dell’organico ma che non vengono stabilizzati. È paradossale sentirsi dire che col nuovo investimento, ai dipendenti sono garantiti altri 20 anni di lavoro e poi vedere tanti lavoratori ufficialmente precari, ma realmente in pianta stabile da anni, ancora in staff leasing o con contratti che si rinnovano continuamente. Si fanno previsioni a 20 anni e poi non si riesce a confermare le ferie con una settimana di anticipo o comunicare in anticipo i fermi linea, si organizzano riunioni di reparto che poi vengono annullate il giorno prima o visite mediche annullate il giorno stesso.


Dopo la proficua sinergia tra D.A. e parti sociali finalizzata a sbloccare il finanziamento che sembrava essersi arenato nei meandri burocratici della Regione che di fatto proietta il nostro stabilimento al vertice all’interno del gruppo, in questi mesi abbiamo sperato ad una nuova stagione di relazioni sindacali, di continui confronti, condivisioni, per risolvere insieme le sfide che saremo chiamati ad affrontare.
Le dimissioni volontarie, i licenziamenti, le contestazioni disciplinari, il tasso di assenteismo che nell’ultimo periodo è aumentato sensibilmente, gli infortuni, sono solo alcuni elementi che vorremmo fossero attenzionati da questo managment; rappresentano alcuni parametri di questo malessere, difficilmente misurabile e scientemente gestito. Qualche sindacalista del passato per quantificare tale malessere parlava di stress da lavoro correlato, ma di questo importante strumento sembra essersene perse le tracce.
Probabilmente, questa carenza di dialogo tra D.A e RSU? (o forse solo con la Uiltec) nasce dalla mancanza di una netta differenziazione dei ruoli: forse, il continuo contatto di lavoro che la D.A. ha con qualche componente dei Rappresentanti dei Lavoratori, è ritenuto sufficiente ad assolvere gli obblighi che si ha nei confronti di TUTTA la RSU. Il precedente managment prestava una certa attenzione su tale aspetto. Sono ormai lontani i tempi in cui al PTL non era permesso avere nel proprio turno il figlio; si faceva in modo che non ci fossero interessi, anche solo di tipo affettivo, per non venir meno al Codice Etico aziendale firmato da tutti i dipendenti. In questo modo si evitava che, giusto per esempio, nella propria posizione, un PTL potesse favorire un famigliare attraverso uno straordinario, una chiamata o una posizione di lavoro più “comoda”.


Questa D.A., ma soprattutto TUTTI I LAVORATORI, dovrebbero prendere atto dell’anomalia , unica nel panorama industriale del nostro territorio, che consiste nell’avere figure con incarichi quasi manageriali, che gestiscono la quasi totalità del personale, a capo di diversi reparti di produzione, attenti alla riduzione dei costi, alla riduzione del personale e che contemporaneamente svolgono attività sindacale. È come se (il condizionale è d’obbligo) da una parte si avvalla una contestazione disciplinare e dall’altra si prepara la lettera di risposta, da una parte si fanno firmare i contratti di lavoro ai nuovi assunti e dall’altra si porge loro anche la delega sindacale, da una parte si enfatizza l’abbondanza del personale e dall’altra si permette alle linee di produrre con organico sottodimensionato.
Ovvio che negli ultimi 7 anni, non si riscontra nessuna rimostranza da parte della RSU? (non della UILTEC). Mai un comunicato contro l’operato aziendale, mai uno stato d’agitazione, mai un’assemblea generale, mai una presa di posizione netta e decisa, mai una richiesta ufficiale, niente di niente.


Ovvio che passi nel silenzio più assoluto la modifica sul P.d.R. firmata qualche giorno addietro che penalizza i lavoratori (per la quale la Uiltec non è stata nemmeno messa a conoscenza); oltre a ridurre l’importo del premio, toglierà il beneficio della detassazione per l’ennesima volta. Ovvio che ci si guarda bene a redigere i verbali d’incontro nelle poche riunioni (ufficiali) con la D.A., altrimenti poi è difficile dire tutto ed il contrario di tutto.


Non puntiamo il dito contro nessuno: tutti i rappresentanti dei lavoratori vengono democraticamente scelti dai lavoratori e liberamente il nostro Managment dà merito, assegnando posizioni di rilievo, a chi dimostra di avere le giuste competenze per svolgere al meglio il ruolo assegnatogli, ma è bene che la D.A. aziendale prenda atto di questo evidente conflitto di interessi che non fa bene né alla proprietà né ai lavoratori, per evitare che chiunque possa sfruttare la propria posizione per aumentare, in qualsiasi modo, il proprio consenso sindacale a scapito delle altre sigle. È deprimente, irrispettoso per i lavoratori ma anche per Jindal avere addosso l’etichetta di uno stabilimento in cui “solo qui succedono certe cose”. Per questo 5 mesi fa abbiamo fatto presente alla D.A., sollecitando ad andare a fondo alla questione, che c’era chi pubblicava sui social un post in cui diceva che per un posto di lavoro in Jindal, era necessario pagare. Anche su questo, assoluto silenzio.


Brindisi, 22 Novembre 2021

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